Dott. Bruno Maietta - TERAPIA ENERGETICA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

ASCOLTARE PER COMUNICARE

(Una caratteristica del leader)



La capacità di ascolto e di comunicazione costituiscono gli aspetti più significativi delle relazioni umane in quanto facilitano la conoscenza reciproca e il contatto emotivo. Un leader deve possedere queste capacità proprio perché gli permettono di entrare emotivamente in contatto con i componenti del gruppo di cui è leader e stabilire con loro delle relazioni significative che facilitano la partecipazione ed il raggiungimento degli obiettivi.

La comunicazione.

L'aspetto più significativo ed evidente di una relazione interpersonale è dato dalla comunicazione. E' attraverso la comunicazione che le persone interessate ad una relazione possono conoscersi.

L'uomo è un animale sociale e, pertanto, fin dalla nascita utilizza dei comportamenti che gli permettono di mettersi in relazione con gli altri. Già alla nascita il bambino possiede gli strumenti idonei all'interazione sociale. Egli è in grado di compiere atti e manifestare una varietà di risposte in presenza d’altre persone, alle quali esse reagiscono in maniera più o meno prevedibile. Tali comportamenti vanno dal semplice orientamento corporeo (di natura molto primitiva) fino al linguaggio.

Il linguaggio, infatti, è lo strumento più elevato e sofisticato per comunicare ed esso è a disposizione solo della razza umana. Tutte le realizzazioni della razza umana, sia positive sia negative, comportano l'uso del linguaggio. La comunicazione può essere definita come un modo di esprimere, con o senza linguaggio, pensieri e sentimenti.

Le caratteristiche di una comunicazione sono:

a. intenzionalità, è importante considerare il grado d’intenzionalità con cui è messa in atto una comunicazione. Occorre distinguere tra:

- segno, che non è intenzionale;

- simbolo, che è intenzionale.

b. processualità, nel senso che la comunicazione indica un processo di eventi che avvengono in un certo contesto e tra certe persone..

La comunicazione si fonda su alcuni assiomi:

1. ogni atto o comportamento è comunicazione, non si può non comunicare;

2. ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. Il secondo aspetto (relazione) qualifica il primo (contenuto) e per questo si parla di metacomunicazione. Nella comunicazione è presente la notizia (contenuto) ma anche il modo in cui essa deve essere intesa (decodifica), ad esempio:

- "Chiudi la porta!" è un imperativo, un comando;

- "Per favore puoi chiudere la porta?" è una richiesta garbata;

3. la natura della relazione (metacomunicazione) è data dalla punteggiatura, dalla sequenza delle comunicazioni che in essa vengono scambiate;

4. una comunicazione può essere di tipo simmetrica o complementare, secondo l’uguaglianza o della differenza dei ruoli dei soggetti che sono in relazione. Ad esempio:

- comunicazione simmetrica, c'è uguaglianza, i soggetti in relazione si trovano sullo stesso piano (due dirigenti, due militari dello stesso grado, etc..);

- comunicazione complementare, c'è differenza, i soggetti in relazione si trovano su piani differenti (direttore - dipendente, Capitano-subalterno, etc..).

La comunicazione è una modalità particolare d'interazione, in una situazione sociale, che presuppone un sistema di segnali socialmente condivisi (codici) e che comporta un'attività intenzionale di codifica e decodifica.

Noi possiamo comunicare sia attraverso il linguaggio (comunicazione verbale) sia attraverso i movimenti corporei (linguaggio non verbale).

Nella Comunicazione verbale usiamo il linguaggio per rappresentare la nostra esperienza: ragioniamo, pensiamo, fantastichiamo, raccontiamo. In questo modo creiamo un modello della nostra esperienza che si basa sulla nostra percezione del mondo. La comunicazione ideale dovrebbe avvenire in modo manifesto, cioè tutto quello che viene comunicato – in modo verbale e non verbale - si dovrebbe posizionare a livello di piena consapevolezza sia per la fonte sia per il ricevente.

Nella Comunicazione non verbale sono i movimenti corporei che trasmettono la maggior parte dei significati dei messaggi che si mandano agli altri e, molto spesso, rafforzano o contraddicono i messaggi verbali. Un osservatore attento può cogliere indizi preziosi dalla comunicazione non verbale per crearsi delle ipotesi sulle intenzioni, perplessità, desideri inespressi, motivazioni nascoste.

Il comportamento non verbale, però, suggerisce solo ipotesi e non certezze. Tuttavia il linguaggio combinato al comportamento non verbale rende possibile una più chiara percezione degli stati interni di una persona.

Noi sappiamo che non si può non comunicare: con ogni atto o comportamento noi comunichiamo. Anche l’assenza di comportamenti, il silenzio, è comunicazione.

Nell’uso comune, il termine comunicare ha assunto il significato di “emettere un messaggio perché arrivi a un’altra persona”.

L’uso corrente, però, ha un po’ modificato, nascosto il suo significato originario che, dal latino communis, comune, significa mettere qualcosa in comune, condividere qualcosa con qualcuno.

Quindi comunicare significa entrare in relazione con qualcuno, dialogare. Pertanto, la comunicazione è l’opposto del monologo; essa prevede che ci sia una capacità di ascolto; che ci sia dall’altra parte qualcuno in grado di ascoltare, cioè di ricevere e comprendere il messaggio inviato dall’emittente. Perché si abbia una buona comunicazione c’è bisogno di una buona capacità di ascolto.

L’ascolto.

La capacità di ascolto è una facoltà naturale dell’uomo, e anche se in molti casi si è assopita per varie ragioni, fortunatamente è possibile re-imparare o imparare ad ascoltare.

Può sembrare difficile credere che, in una relazione, una persona possa essere aiutata solo dandole ascolto. L’ascolto è uno strumento molto efficace, infatti:

- facilita la liberazione dei sentimenti e mette in contatto emotivo le persone;

- favorisce la conversazione e la comprensione resiproca;

- comunica la disposizione ad aiutare l’altro;

- comunica il rispetto e l’accettazione dell’altro così com’è.

Si possono individuare quattro modi diversi di ascoltare, che elenco in ordine crescente di efficacia:

1. Ascolto passivo (silenzio). Ascoltare senza dire nulla comunica accettazione o tolleranza e porta la persona che parla a sentirsi accettata e incoraggiata a confidarsi.

2. Cenni di attenzione. Il silenzio non prova che si sta veramente ascoltando se non ci sono “cenni d’attenzione”. Ad es. durante le pause si possono usare cenni non verbali, per indicare che si sta veramente prestando attenzione : annuire, sorridere, chinarsi verso l’altro; oppure con cenni verbali come : “Oh!”, “Uhm!”, “Capisco”, ecc..

3. Espressioni facilitanti. Sono cenni di incoraggiamento di cui a volte ha bisogno l’altro per potersi aprire di più, una volta che ha accennato ad un problema che lo affligge:

- “vorresti dirmi qualcosa di più su questo argomento?”

- “sembra che tu provi dei sentimenti molto forti al riguardo”

- “che ne diresti di parlarne?”

4. Ascolto attivo. I tre sistemi precedenti tendono a limitare l’interazione. Chi parla fa tutto da sé, sa solo che l’altro lo sta ascoltando ma non ha la certezza che abbia veramente capito.

L’ascolto attivo, opposto all’ascolto passivo, comporta l’interazione con l’altro e fa anche in modo che chi parla abbia le prove che chi ascolta lo capisce veramente mediante i feed-back che riceve.

Usando questo metodo, chi ascolta non si deve preoccupare di interpretare il messaggio che riceve; non ha bisogno di avviare un processo di decodifica per capire il vero significato del messaggio e quindi di ciò che sta accadendo in chi parla. La decodifica è sempre una supposizione o un deduzione, poiché non si può sapere con certezza cosa sta veramente provando la persona che invia il messaggio. La decodifica potrebbe essere anche giusta. Ma se è errata può comportare maggiori difficoltà nella relazione.

Chi usa l’ascolto attivo nelle relazioni di tutti i giorni o nelle relazioni professionali è una persona che ha una buona consapevolezza di sé. Una persona congruente, che ha una buona capacità empatica e che accetta l’altro. La persona che ascolta deve essere autentica, capace di accettare sinceramente i sentimenti dell’altro. Deve sentirsi partecipe con l’altro che attraversa un problema. Deve considerare i sentimenti dell’altro. Deve rispettare l’altro ed aver fiducia in lui.

Solo in questo modo, a queste condizioni, l’ascolto attivo risulta efficace e può essere in grado di favorire la relazione, la conoscenza e la partecipazione.

L'ascolto attivo è efficace perché evita fraintendimenti ed incomprensioni.

Rifacendoci all'essenza della comunicazione occorre ricordare i vari elementi di cui essa si compone:

- fonte di comunicazione, l’emittente decide di inviare un messaggio;

- codificazione, lo confeziona in una forma adatta alla persona che lo deve ricevere;

- messaggio;

- ricevente, il messaggio arriva a destinazione;

- decodificazione, il ricevente decodifica il contenuto e l’aspetto relazionale del messaggio.

La comunicazione è esatta quando c'è la conferma, per chi emette il messaggio, che esso è stato recepito esattamente, e per questo è necessario il feed-back.

Quest’ultimo costituisce l'aspetto essenziale dell'ascolto attivo.

Sentimenti e sensazioni per essere trasmessi hanno bisogno di un codice. Se la comunicazione è verbale il codice sarà la parola. Chi riceve la parola trasmessa dovrà tradurla in sentimento per comprendere ciò che l'emittente voleva dire. Con l'ascolto attivo si rimanda (feed-back) ciò che l'interlocutore ha codificato, senza esprimere giudizi o valutazioni.

Per una comunicazione efficace, basta chiedersi , di volta in volta:

- Cosa voglio trasmettere al mio interlocutore?

- Che cosa egli si aspetta da me?

- Quali sono i suoi interessi?

- Che cosa lo disturba?

- Ha qualcosa da comunicarmi?

- Su quale lunghezza d’onda egli è sintonizzato?

- Qual è la gerarchia dei suoi bisogni e dei suoi desideri?

- Qual è il suo problema più importante del momento?

- Cosa non vuole sentirsi dire?

- Nei suoi feed back c’è qualcosa che può modificare il mio punto di vista originario? Ed io sono disposto a modificarlo?

Queste domande dovrebbero sorgere spontaneamente in una persona che si accinge a comunicare qualcosa ad un’altra, dovrebbero costituire un atteggiamento naturale nella comunicazione.

Considerando che comunicare vuol dire mettere in comune qualcosa con qualcuno, appare naturale che in una comunicazione esista sia l’emittente di un messaggio sia il ricevente. Quindi esistono messaggi inviati e messaggi ricevuti: altrimenti non esiste comunicazione.

Si parla di comunicazione a “due vie” (dialogo), nel senso che essa non termina una volta emesso il messaggio ma continua con l’ascolto del ricevente che, a sua volta invia un suo messaggio (feed back) all’emittente che riceve, ascolta, comprende e rimanda.

Questo tipo di comunicazione permette di verificare empiricamente il processo che avviene tra due persone o tra un oratore e il suo pubblico, proprio perché chi emette i messaggi è attento, è in ascolto nei confronti di colui o coloro che li ricevono.

Dagli sguardi, dai segnali di attenzione o disattenzione, dai gesti di impazienza egli scopre immediatamente se sta andando bene o deve modificare qualcosa, proprio in base ai feed back che riceve da chi ascolta.

In questo modo la comunicazione è più diretta, proprio perché l’ascolto permette di capire subito se il messaggio è stato ricevuto e se è stato decodificato correttamente o, addirittura, se esso non è stato codificato correttamente dall’emittente, in modo da poter essere ricevuto e compreso dal ricevente.

Al contrario, ci accorgiamo spesso che le comunicazioni si svolgono ad “una via”. Chi comunica è talmente centrato sui propri bisogni, sul proprio messaggio che non tiene minimamente conto dell’interlocutore, dei suoi bisogni, delle sue emozioni, della lunghezza d’onda su cui è sintonizzato. Questo modo di porsi di fronte all’interlocutore, anziché facilitare la comunicazione, crea dei blocchi, delle difese che limitano gli scambi, la comprensione reciproca e, quindi, la relazione.

Chi si accinge ad emettere un messaggio deve tener presente che esso, per giungere a destinazione ed avere il suo effetto, deve essere confezionato (codificato) ed inviato in modo che possa raggiungere il ricevente e che possa da questi essere ascoltato e compreso. Ecco perché sono molto importanti i feed back che il ricevente dà all’emittente. Questi sono utili per far capire a colui che emette il messaggio che il ricevente riesce a seguirlo e a comprenderlo, oppure che deve modificare il tiro, perché c’è qualcosa che non è chiaro. In questo modo si stabilisce una relazione efficace, uno vero scambio tra gli interlocutori, che mettono in comune idee, emozioni ed esperienze.

Se noi riusciamo, attraverso l’ascolto, a comprendere i bisogni, le aspettative e le emozioni dell’interlocutore, saremo sicuramente facilitati nell’inviare messaggi più centrati, più in sintonia con il ricevente. Oggi, relativamente ai gruppi, si parla molto di partecipazione, ma non può esserci partecipazione senza una buona comunicazione.

Se le relazioni umane, all’interno di un gruppo di lavoro, sono buone, esso apparirà forte e coeso anche dall’esterno.

Capacità del leader.

La responsabilità di una buona comunicazione, all’interno di un gruppo di lavoro o di un Reparto è affidata al leader. Il leader deve possedere un’elevata “abilità sociale”.

L’abilità sociale consiste nelle competenze sociali che contribuiscono all’efficacia dell’individuo nel trattare con gli altri. Lacune in questo campo portano all’inettitudine nella sfera delle interazioni sociali o a ripetuti disastri interpersonali.

E’ proprio la mancanza di questa capacità che può portare un individuo, intellettualmente brillante, a colare a picco nelle sue relazioni, rivelandosi arrogante, antipatico o insensibile.

Le abilità sociali consentono all’individuo di plasmare un’interazione, di trovarsi bene nelle relazioni intime, di mobilitare, ispirare, persuadere e influenzare gli altri, mettendoli nel contempo a proprio agio.

Il leader deve essere capace di contagiare emotivamente gli altri: una persona socialmente abile è capace di controllare i segnali che emette, è capace di scambi emotivi.

Una persona socialmente abile è capace di aiutare gli altri a placare i propri sentimenti; è apprezzato dagli altri che si rivolgono a lui nei momenti di bisogno.

Una delle competenze sociali fondamentali di un individuo socialmente abile è la capacità di esprimere – bene o male – i propri sentimenti; è proprio l’espressione delle emozioni che mette in contatto le persone.

Un leader, dotato di abilità sociale, esprime la sua intelligenza interpersonale attraverso quattro abilità distinte:

- capacità di organizzare i gruppi, è un’abilità essenziale del leader, che comporta la capacità di coordinare gli sforzi di una rete di individui. Questo è il tipo di talento che si osserva nei registi, nei capi efficienti di organizzazioni e unità di qualunque tipo, nei militari con mansioni di comando.

- Capacità di negoziare soluzioni, è l’abilità dei mediatori, capaci di prevenire i conflitti o di risolvere quelli in atto. Gli individui con queste abilità eccellono nelle trattative, possono fare da arbitri o da mediatori nelle controversie.

- Capacità di stabilire legami personali, questa è la dote dell’empatia, la capacità di saper entrare in connessione con gli altri. Questa capacità facilita l’inizio delle interazioni, il riconoscimento dei sentimenti e delle preoccupazioni degli altri e stimola le risposte adeguate. Le persone dotate di queste capacità sono buoni “giocatori di squadra”, buoni amici o partner in affari.

- Capacità di analisi della situazione sociale, cioè la capacità di riconoscere e di comprendere i sentimenti, le motivazioni e le preoccupazioni degli altri. La conoscenza del modo in cui si sentono gli altri può facilitare l’intimità e i rapporti.

Nel loro insieme, queste capacità costituiscono l’essenza della brillantezza nei rapporti interpersonali; consentono di entrare in rapporto con gli altri con grande disinvoltura. Le persone che le possiedono sanno fare da guida e da organizzatori e riescono a comporre le dispute che sempre insorgono in qualunque attività umana.

In tutte le aziende si avverte, con sempre maggiore interesse, l’esigenza di mettere il personale dirigente nelle condizioni di acquisire o migliorare le capacità di ascolto e di comunicazione.

Nelle organizzazioni in cui il personale costituisce l’elemento principale, questa esigenza si avverte ancora di più.

Le Forze Armate rappresentano l’esempio più evidente di questo tipo di organizzazione, dove l’uomo costituisce l’elemento fondamentale, ed è proprio su di lui che si tende a far convergere tutte le attenzioni e le risorse disponibili.

E’ molto importante che un Comandante sia in possesso di queste abilità sociali, che abbia una buona capacità di ascolto e di comunicazione, proprio perché tutta la sua attività ruota intorno all’elemento umano.

L’ascolto attento e una buona comunicazione sono le capacità che facilitano la conoscenza reciproca, la formazione di buone relazioni, di partecipazione e, quindi, senso di comunione.

E’ proprio la conoscenza reciproca e la partecipazione emotiva tra gli elementi che compongono i vari gruppi di lavoro ( squadre, plotoni, etc…), leader compreso, che consentono la creazione di un clima emotivo tale da permettere il raggiungimento degli obiettivi prefissati e di sentirsi pienamente soddisfatti e gratificati del lavoro svolto.

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