Dott. Bruno Maietta - TERAPIA ENERGETICA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

"MOBBING"

E’ possibile il Mobbing nelle Forze Armate?



Che cos’è il Mobbing.

A tutti può essere capitato, durante la propria vita lavorativa, di aver avuto dei conflitti o dei problemi. Tutti sappiamo il significato della parola stress.

Ognuno di noi può essersi trovato in una situazione in cui non vedeva vie d’uscita; ha avuto un capo che dispensa rimproveri senza sentire ragioni; subire qualche brutto scherzo dai colleghi o essere ignorati da loro quasi come se non ci fossimo; quante volte è capitato di dover svolgere dei compiti al di sotto della nostra qualifica, che nessuno voleva fare, oppure ci siamo ritrovati annoiati o isolati in ufficio senza aver nulla da fare.

Queste sono cose che succedono a tutti; l’attività lavorativa è stressante e tutti questi inconvenienti possono accadere ma non significa che siamo tutti vittime del Mobbing, ma siamo solo vittime di azioni che possiamo definire mobbizzanti.

Invece, si può cominciare a parlare di Mobbing quando queste azioni diventano regolari, sistematiche e di lunga durata (almeno sei mesi) e se non si riesce a far nulla per contenerne gli effetti, questi possono diventare fatali.

Il mobbing, quindi, si manifesta come un’azione( o una serie di azioni) che si ripete per un lungo periodo di tempo e compiuta da uno o più mobber in modo sistematico e per uno scopo preciso, che è quasi sempre quello di danneggiare qualcuno. La vittima viene letteralmente accerchiata e aggredita intenzionalmente dai mobber che mettono in atto strategie comportamentali volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale. Chiaramente queste azioni hanno della gravi ripercussioni anche sulla vita familiare della vittima che, molto spesso, stentano a credere che quello che il congiunto racconta possa essere vero.

Il termine fu adottato da Lorenz per indicare il comportamento di alcuni animali quando si coalizzano contro un membro del gruppo fino ad escluderlo dalla comunità.

Nel corso dei suoi studi di etologia, Konrad Lorenz si accorse che in alcune specie, gli animali più deboli, per difendersi da quelli più forti, si organizzavano in gruppi e sferravano degli attacchi collettivi contro un membro del gruppo o anche contro i predatori, per allontanarli. Essi lo circondavano minacciosamente e lo aggredivano, provocandone l’allontanamento.

Quante volte abbiamo visto i documentari sulla vita degli animali ci hanno mostrato dei gruppi di uccelli che si avventano contro animali predatori per difendere i loro nidi con le uova o i loro piccoli ancora indifesi?

Lorenz per definire questo tipo di attacco collettivo di animali deboli contro animali più forti usò il termine “Mobbing” dall’inglese to mob che letteralmente significa accalcarsi, circondare, assalire tumultuosamente.

Successivamente, nel 1972, in Svezia, nell’ambito di ricerche svolte sull’aggressività, fu usato questo termine con un significato analogo a quello di Bullyng. Questo termine deriva da Bully che significa fanfarone, prepotente e da to bully che significa perseguitare, tormentare, spaventare. In uno studio sull’aggressività infantile è adatto il termine Bullyng, in quanto sta ad indicare il comportamento distruttivo e persecutorio messo in atto da un piccolo gruppo di bambini contro un altro bambino. Sicuramente non è un comportamento agito a scopo di difesa rispetto ad attacchi da parte di qualcuno.

Solo nel 1984 il termine Mobbing compare in una pubblicazione scientifica per indicare una particolare forma di vessazione esercitata nel contesto lavorativo, con lo scopo di estromettere la vittima dal mondo del lavoro.

In quell’occasione Heinz Leymann, considerato il pioniere del Mobbing lavorativo, decise di usare esclusivamente il termine Mobbing per indicare quella particolare forma di violenza psicologica messa in atto deliberatamente nei confronti di una vittima designata.

Quindi il termine usato inizialmente da K. Lorenz per indicare una modalità di attacco collettivo a scopo difensivo, è stato successivamente adattato per definire quel tipo di persecuzione, di terrore psicologico messo in atto sul posto di lavoro.

Negli ambienti di lavoro si parla di “mobbing” nei casi in cui un soggetto sia costretto a lasciare la propria occupazione, a causa dell’ostilità dei colleghi e delle difficoltà di integrazione all’interno della realtà aziendale.

Non bisogna pensare che sia solo il settore privato ad essere malato. Il mobbing è un fenomeno che non risparmia nessun ambito lavorativo, anche se colpisce soprattutto il terziario, i quadri e gli impiegati con un’età media intorno ai quarant’anni e un buon livello di istruzione, senza distinzione di sesso. Ma c’è e c’è stato anche negli uffici pubblici.

Il mobbing insidia sia chi svolge lavori umili sia chi occupa ruoli di prestigio.

All’improvviso,i l malcapitato viene escluso dal circuito delle notizie utili e dalle riunioni, gli vengono affidati incarichi inferiori alle sue capacità, viene aggredito da improvvisi silenzi, pettegolezzi infondati, rimproveri eccessivi, controlli assurdi. E lui come reagisce al disagio e all’isolamento? Pare che tenda ad auto-colpevolizzarsi, a cercare in sé e non nell’ambiente di lavoro la causa di quanto sta accadendo. Così diventa incapace di opporsi all’esclusione e all’emarginazione.

L’età della vittima è quasi una costante, specialmente per quanto riguarda il mobbing verticale “Bossing”. Infatti, intorno ai 45 anni quando gli stipendi sono più elevati ma i dipendenti avrebbero bisogno di aggiornamenti professionali che i giovani hanno già appresi, il mobbing può essere un espediente per eliminare questi dipendenti, che è meno costoso e più efficace di un licenziamento. Fortunatamente oggi si sta diffondendo la consapevolezza che l’imbarabarimento e la violenza nei rapporti aziendali danneggiano il rendimento complessivo. Dunque il mobbing sarebbe da combattere anche perché è poco redditizio.

Al termine Mobbing, usato prevalentemente nei paesi anglosassoni, corrispondono altre espressioni usate in vari paesi, ad esempio:

- in Francia, dove l’attenzione è centrata principalmente sul problema della violenza sessuale, il mobbing viene definito come harcèlment au travail;

- in Italia, essendo molto forte la tendenza all’anglismo, si usano espressioni quali molestie morali sul posto di lavoro, terrorismo psicologico in ufficio.

Perché si scatena?

Per scatenare questo fenomeno basta poco: l’invidia, le antipatie politiche, le antipatie personali, il timore di essere scavalcati, il razzismo.

Si possono verificare due tipi di mobbing:

- come conseguenza dell’escalation di un conflitto interpersonale;

- quando la vittima non è coinvolta in un conflitto ma si trova accidentalmente in una situazione in cui vengono compiuti atti di aggressione da parte di un “mobber”.

In questo secondo tipo di mobbing la vittima diventa un capro espiatorio.

Ci sono, comunque, alcuni fattori che possono aumentare le probabilità di comportamenti mobbizzanti e quindi del mobbing:

1. una cultura organizzativa dell’azienda che tollera i comportamenti mobbizzanti o non li riconosce come un problema;

2. un cambiamento repentino nell’organizzazione o l’insicurezza del posto di lavoro;

3. la scarsa qualità dei rapporti tra il personale e la direzione, nonché un basso livello di soddisfazione nei confronti della leadership;

4. la scarsa qualità dei rapporti tra colleghi;

5. i livelli estremamente elevati delle richieste che vengono avanzate al lavoratore;

6. una politica del personale carente e valori comuni insufficienti;

7. un aumento generalizzato del livello di stress legato all’attività lavorativa;

8. conflitti di ruolo.

Non bisogna poi dimenticare che il mobbing può subire un’escalation a causa di fattori individuali e situazionali come la discriminazione, l’intolleranza, problemi personali, uso di droghe o di alcool.

Il mobbing è un tipo di aggressione molto sofisticato e coloro che lo mettono in atto sono definiti Mobbers. Sono state individuate varie tipologie di mobbers: il frustrato, il sadico, il criticone, il leccapiedi, il tiranno, il carrierista. Generalmente si tratta di comportamenti agiti da colleghi della vittima e si parla in tal caso di Mobbing orizzontale. La vittima viene esclusa dalle feste aziendali e dalle attività sociali, riceve dai colleghi informazioni sbagliate, viene presa in giro per il suo aspetto fisico, viene continuamente controllato e criticato, a volte lo si accusa addirittura di soffrire di malattie mentali.

La tattica più crudele rimane comunque l’isolamento.

Ma questo tipo di terrore psicologico può essere messo in atto anche dal titolare di un’azienda, dai vertici o dai dirigenti di un’organizzazione con lo scopo di indurre un dipendente a chiedere il trasferimento, dare le dimissioni o a chiedere il pensionamento anticipato. In questo caso si parla di Mobbing verticale o di Bossing. In questo caso si tende a colpire la vittima attraverso il dimensionamento, la dequalificazione, trasferimenti d’ufficio, assegnare ad altri il lavoro che gli compete, dargli compiti insignificanti……..

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