Dott. Bruno Maietta - TERAPIA ENERGETICA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

"Metropoli - Megalopoli – Necropoli

(lo sviluppo della civiltà….la tomba dell’identità...)



Come sappiamo, tra il 1700 e il 1800 nacque in Inghilterra un fenomeno economico-sociale che, estendendosi in tutta l’Europa, condizionò tutta la storia. Stiamo parlando della “Rivoluzione Industriale”. Il termine definisce un nuovo modo di produzione che si basa sull’impiego di macchine e di capitali, di manodopera e di nuove fonti d’energia, soprattutto la macchina a vapore.

L’avvento della rivoluzione industriale fece sì che l’agricoltura smettesse di essere la principale attività produttiva e il suo posto fu preso dall’industria. Questa situazione determinò profondi cambiamenti nelle campagne, nelle città, nella società e nelle attività produttive.

Conseguenza diretta della Rivoluzione Industriale fu l’Urbanesimo, cioè lo spostamento di popolazioni dalle campagne verso le città, spostamento causato anche dall’incremento demografico. Infatti, non trovando adeguato sfogo in impegni di lavoro in campagna, i contadini si riversarono nelle città. Di fronte alla disoccupazione e alla povertà, ad essi non restava altra strada che quella di cercare la soluzione dei problemi economici nella nuova organizzazione industriale. Quest’esodo, continuato per secoli, ha determinato la disgregazione della struttura sociale rurale. La famiglia estesa non esiste più. I giovani appena sono in grado di farlo, lasciano le campagne e i paesi alla ricerca di una vita migliore in città che, con il fiorire delle industrie, prospetta possibilità di lavoro, di guadagni e di benessere. Nelle campagne e nei paesi restano solo anziani e vecchi. Attualmente ci sono paesi che stanno morendo, in essi da anni non nascono più bambini, proprio perché i giovani se n’allontanano, formano le loro famiglie in città, con la speranza di un futuro migliore. L’abbandono delle campagne comporta anche il difficile inserimento in una nuova “rete sociale”, completamente diversa da quella rurale.

La “rete sociale” rurale è caratterizzata da una struttura di ampiezza limitata con interazioni molto frequenti, elevata reciprocazione tra i membri e la qualità dei rapporti è improntata all’amicizia, all’affettività, all’intimità. Sono tutte qualità che fanno sentire la presenza del “sostegno sociale”, quell’informale supporto emotivo, informativo, interpersonale e materiale che è possibile ricevere e scambiare solo nelle reti sociali di modeste dimensioni.

La “rete sociale” urbana, anche se è a livello di quartiere, non avrà mai la capacità di offrire lo stesso “sostegno sociale” di quella rurale, proprio a causa dell’ampiezza, della numerosità e della diversità dei componenti. Qui vengono a mancare quei frequenti rapporti amichevoli, intimi, affettivi che possono riscontrarsi solo nelle piccole comunità, dove tutti si conoscono da sempre. Ecco perché nelle grandi città l’unico tipo di sostegno sociale che è possibile ottenere è quello fornito dalle istituzioni, mediante l’attività di professionisti che operano in contesti di cura, riabilitazione e prevenzione sociale.

Studi effettuati nel 1985 da Cohen e Wills hanno dimostrato quanto il sostegno sociale agisce nelle circostanze della vita quotidiana e quanto incide sul benessere delle persone che sono bene integrate nella propria “rete sociale”; e come, invece, essere isolati dalla rete sociale influenzi negativamente lo stato di salute. Inoltre, il sostegno sociale è efficace come moderatore dello stress, proprio per la possibilità di relazioni confidenziali e intime che offre a coloro che vivono all’interno delle reti sociali.

L’urbanizzazione provocò dei grossi mutamenti anche nelle città. Infatti, nelle nuove metropoli industrializzate si verificò, nel giro di pochi anni, un incontenibile aumento della popolazione. Basti pensare che alla fine del Settecento Londra contava 900.000 abitanti, Parigi 600.000 e Napoli, nel giro di mezzo secolo, raddoppiò la sua popolazione: da 200.000 a 400.000 abitanti..

Gli amministratori delle grandi città si trovarono ad affrontare, oltre al problema degli alloggi, il difficile compito di ristrutturare completamente gli impianti urbanistici: acquedotti, smaltimento dei rifiuti e servizi vari. Nasceva anche il problema dell’occupazione: i contadini portavano con sé, dalle campagne, quello che possedevano, cioè la fame e la povertà, e non tutti trovavano un lavoro. Diventò difficile anche l’approvvigionamento di derrate alimentari in quantità idonea a soddisfare il fabbisogno di un numero sempre crescente di persone, anche perché la produzione delle campagne circostanti non era più sufficiente. Questa difficoltà a volte era causa di gravi carestie, come quella che colpì l’Italia centro-meridionale nel 1763 che causò, solo a Napoli, la morte di 40.000 persone.

In seguito all’urbanizzazione, all’“esplosione” edilizia, le grandi città si divisero in quartieri. I quartieri abitati da classi medie o ricche erano a bassa densità abitativa, più verdi e puliti, mentre quelli abitati da poveri, per lo più immigrati, erano più densamente popolati, più squallidi e degradati: “Bidonville”. L’estensione delle città aumentava soprattutto con lo sviluppo di interi quartieri costituiti per lo più da edilizia popolare e da una miriade di costruzioni abusive.

Il rapido incremento demografico, l’immigrazione di massa ha portato con sé anche tutti quei problemi che normalmente comporta il sovraffollamento: alcoolismo, malcostume, criminalità, droga. Bisogna anche considerare che le persone che si spostano dalle campagne verso grandi agglomerati urbani sono immancabilmente sottoposte a fattori stressanti. Ricerche effettuate sullo stress urbano hanno evidenziato che la vita nelle grandi città impoverisce i rapporti sociali, sviluppa inciviltà e indifferenza nei riguardi degli altri; favorisce lo sviluppo di malattie mentali e di comportamenti delinquenziali.

Lo stress ambientale, provocato dal sovraffollamento e dalla carenza di “sostegno sociale”, è la causa principale della tendenza aggressiva, della scarsa cooperatività, delle difficoltà psicosomatiche (individuabili principalmente nelle malattie cardiovascolari, respiratorie, intestinali, cutanee, etc.) e comportamentali (disturbo del sonno, difficoltà lavorative, problemi relazionali, etc..)

Schmitt (1966) osservò che c’è un collegamento diretto tra elevata densità di popolazione e criminalità nel centro delle città, mentre il tasso di delinquenza tende a diminuire nelle zone più periferiche.

La vita della grande città costituisce una fonte di squilibrio psicologico: l’eccesso di stimoli costringe l’individuo a proteggersi filtrando gli stimoli o evitando i contatti sociali. Il sovraccarico ambientale obbliga ad elaborare delle strategie di adattamento, mettere in atto dei sistemi di difesa che comportano delle conseguenze come la diminuzione del senso di responsabilità e diminuzione della cortesia nelle relazioni interpersonali. L’anonimato diventa la regola: si realizza una “disindividualizzazione” che rende ognuno solitario nella folla, cosa che aumenta la tolleranza rispetto ad ogni tipo di devianza. Le difficoltà di adattamento, di inserimento lavorativo creano situazioni di scontento sociale, di frustrazione-aggressività.

Molto spesso lo scontento sociale, l’insoddisfazione derivano dalla discrepanza negativa tra lo standard di vita che si conduce e lo standard di vita che si crede di meritare. Le aspettative di una vita migliore, di un lavoro gratificante e ben remunerato, la soddisfazione dell’intimo bisogno di autorealizzazione e di competenza sono state disattese.

IL fallimento coinvolge l’autostima. In situazioni di fallimento le persone sono portate ad accusare l’ambiente del proprio fallimento. Quando una persona è esposta a situazioni che non può controllare, precipita in uno stato depressivo con conseguente crisi d’identità e disorganizzazione comportamentale.

La continua espansione territoriale, in alcuni casi ha fatto sì che le distanze esistenti in precedenza tra due o più città fossero estremamente ridotte (anche per la facilità e rapidità delle comunicazioni) o addirittura colmate dal proliferare di nuove costruzioni facendo, in alcuni casi, addirittura confondere i confini delle città originarie.

Questa nuova condizione territoriale, comprendente più di una metropoli, può essere individuata con il termine di “Megalopoli”, cioè di un immenso agglomerato urbano dove, pur non essendo più evidente una netta distinzione fisica territoriale tra le varie città che lo compongono, rimane comunque la distinzione tra le diverse entità amministrative che lo costituiscono. Tradizionalmente le prime megalopoli si sono formate proprio in seguito alla crescita spontanea di città collegate fra loro funzionalmente e fisicamente.

La megalopoli risulta quindi essere un sistema di città e può attrarre nella propria sfera di influenza più di 20 milioni di abitanti.

La città del futuro, la megalopoli, ha davanti a sé molti problemi fondamentali da risolvere:

- il problema delle abitazioni per le grandi masse;

- il problema dell'inquinamento atmosferico;

- il problema dello smaltimento dei rifiuti e del loro riciclaggio;

- il problema generale di stabilire un nuovo rapporto tra città e ambiente;

- il problema di sviluppare possibilità di occupazione, etc..

Tutto ciò impone ai governi il dovere di pianificare la crescita delle città e salvaguardare uno sviluppo urbano che rispetti la qualità della vita. Per risolvere questi problemi, alcuni studiosi hanno ideato vari tipi di città: Città Verticale che è composta da molti grattacieli, la Città Giardino che è composta da molti spazi di campagna dove è vietato immettere spazi urbani. Ma quello ormai vincente sembra essere il modello della Città Sotterranea, (già presente nel Nord Europa, nel Nord America e nel Giappone), che è una città situata sotto terra ed è composta da centri e negozi.

Purtroppo, con la formazione delle “Megalopoli”, anche se rimane una distinzione amministrativa tra le diverse città che la costituiscono, si perde la loro originaria identità civica che le ha sempre contraddistinte. I valori, la cultura, le tradizioni vengono a mancare, anche se i comitati di quartiere ancora cercano di mantenerle vive con varie manifestazioni popolari. E poi, le grandi masse che nel scorso degli anni si sono riversate nelle metropoli, hanno portato con sé le tradizioni culturali e i valori propri dei loro luoghi di origine.

Sono valori e tradizioni che, a volte, si confondono e si mescolano con quelli locali dando origine a valori e tradizioni completamente nuovi; altre volte, al contrario, la mescolanza di culture e tradizioni differenti, acuisce le difficoltà di convivenza, creando occasioni di interminabili scontri.

La megalopoli ha ormai sommerso gli antichi profumi, i colori, la naturale bellezze delle vecchie, piccole città.

Quante volte ci soffermiamo davanti a un dipinto del Settecento o dell’Ottocento ad ammirare paesaggi che ormai non esistono più? Oppure siamo attratti dalla vista di un quadretto di “Roma sparita”, alla ricerca di qualche scorcio che conosciamo ma che ormai non è più come il quadro lo rappresenta?

Guardiamo sempre con un po’ di nostalgia quei documentari che ci mostrano i luoghi antichi della nostra città.

La Megalopoli, per certi versi, assume quasi l’aspetto di una “Necropoli” in cui, a volte, ci ritroviamo a scavare alla ricerca di un’identità ormai perduta, alla ricerca di ricordi lontani, sepolti sotto alti strati di cemento, di industrie, di smog, di civiltà, di stress, di malessere e ogni volta che riusciamo a portare alla luce qualche piccolo “reperto”, il nostro cuore si rianima, batte forte, si gonfia di nostalgia ed è felice di rivivere per un momento, ma solo con la fantasia, il piacere e la gioia di abitare un posto tranquillo, sereno, dove tutto è costruito e organizzato a misura d’uomo.

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