17:02 07/11/2013


Dott. Bruno Maietta - TERAPIA ENERGETICA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

TAI CHI



Il TAO







Arti marziali: dure e morbide

In Cina le arti marziali tradizionali, nel loro insieme, vengono indicate con il termine Wu shu. Quindi, il termine Wu shu comprende un insieme di discipline che viene suddiviso in due grandi categorie: Wai chia o stili esterni e Nei chia o stili interni.

Ma qual è la differenza tra di esse?

Gli stili “esterni” comprendono quelle discipline nelle quali gli esercizi di cultura fisica (forza, velocità, agilità) assumono particolare evidenza, e sono detti anche discipline “dure”. Esse comportano programmi di allenamento duri e intensi, e prevedono l’insegnamento sia di tecniche di difesa che di offesa. Con calci, pugni, colpi di taglio o con la punta delle mani mirano a bloccare o ad eludere l’aggressione dell’avversario, contrapponendo la forza alla forza. Sono dette arti marziali “esterne” perché la forza viene ottenuta principalmente attraverso il potenziamento muscolare, specialmente degli arti superiori e inferiori.

Tra le arti marziali “dure” o “esterne”, quelle più note sono le discipline di combattimento come il karate, il kung fu o il tae kwon do.

Gli stili “interni” ripongono particolare cura nell’aspetto meditativo, nello sviluppo di quella che viene definita energia interna.

Sono dette arti marziali “morbide”, perché invece di contrapporsi alla forza dell’avversario, mirano principalmente ad eludere il suo attacco, ricorrendo a tecniche come le parate, i lanci, le leve e le spinte. Generalmente sono tecniche di difesa e sfruttano la forza dell’aggressore per sottometterla con il minimo dispendio di energie.

Ma la differenza principale tra questi due tipi di discipline consiste nel loro diverso approccio mentale nell’affrontare le insidie del mondo e rimanere vivi, sani e in forma. Anche se le basi teoriche a volte coincidono, le discipline “dure” tendono a sottolineare l’importanza del reagire a una situazione di pericolo con una risposta fisica istintiva, mentre le discipline “morbide” mirano sempre a stabilire il controllo della mente sul corpo. Di conseguenza esse hanno sviluppato una scuola di pensiero e di azione che porta a reagire sempre in modo calmo e naturale di fronte a situazioni di pericolo, senza lasciarsi confondere dalla paura o dall’insicurezza.

Il Tai Chi è una disciplina che fa parte della arti marziali morbide, insieme al Qi gong (chi kung), al Xing-yi (hsing i) e al Ba gua (pa kua).

Queste sono le cosiddette arti “interne” che hanno raggiunto un elevato livello di raffinatezza capace di infondere, in chi le pratica, un profondo senso di unità fra corpo, mente e anima, e vengono sempre più spesso utilizzate per scopi terapeutici e sviluppo personale, e chi vi si accosta ne trae un profondo senso di ricchezza e di unità.

Ma che cos’è che attrae le persone ad accostarsi alle arti marziali morbide?

Sicuramente uno dei motivi principali è che queste discipline costituiscono un programma di esercizio fisico completo e sistematico, dal quale ogni parte del corpo può trarre beneficio con un rischio minimo di affaticamento o di lesioni.

Persone di ogni età, infatti, possono eseguire tranquillamente gli esercizi proposti da queste discipline, i cui benefici raggiungono ogni parte del corpo, massaggiando e tonificando gli organi interni come il cuore e il fegato, oltre che i muscoli, i tendini e le articolazioni.

Tuttavia l’aspetto più importante delle arti marziali morbide è rappresentato dal fatto che esse consentono di giungere a un più elevato grado di conoscenza e di consapevolezza di sé, nonché di imparare a riconoscere i legami esistenti tra il corpo, la mente e l’anima.

La pratica di queste discipline ci consente di scoprire e sviluppare il lato più profondo di noi stessi, un aspetto che spesso tendiamo ad ignorare.

Queste discipline si basano sui concetti dell’antica filosofia orientale: si tratta di forme di “meditazione in movimento” pur mantenendo, a parte il Qi Gong, una componente di autodifesa.

Caratteristiche delle arti marziali “morbide”


Viste in azione, le quattro arti marziali “morbide” (Qi gong, Xing-Yi, Ba gua e Tai chi) appaiono molto diverse tra loro, sebbene traggano origine da una serie di posizioni e movimenti comuni. Queste discipline si prefiggono di sviluppare ed equilibrare l’energia interiore di chi le pratica, il “Qi”, allo scopo di esercitare un maggior controllo sul proprio destino e di vivere in modo più equilibrato e felice. La pratica costante di ciascuna di queste discipline può portare a una più profonda consapevolezza di sé e del proprio ruolo nella vita. Naturalmente, ognuno sceglie la disciplina che sente più adatta a lui.

Lo studio del Tai Chi non è solamente uno studio legato al movimento fisico ma una profonda filosofia di vita che affonda i suoi contenuti in antichissime filosofie e teorie che confluiscono principalmente nel Taoismo.

Il principio fondamentale è il Wu wei, traducibile in italiano in tanti modi: non agire, fare niente, lasciar andare, ecc. ma nessuno pienamente soddisfacente, dove però il non-agire diventa un’ “azione” compiuta con coscienza. Spesso è più difficile non fare e lasciare che le cose seguano il loro corso naturale, invece di cercare di cambiarle e, oltretutto, questa modalità potrebbe addirittura rivelarsi molto più efficace.

Ci sono, inoltre, quattro parole, quattro concetti che rappresentano i contenuti filosofici e i benefici che con la pratica del Tai Chi si possono ottenere.

Essi sono: movimento (attività), quiete (calma, quiescenza), gioiosità (felicità, serenità), longevità (vitalità).

Inoltre, nel Tai Chi ritroviamo i concetti principali del taoismo: ogni movimento esprime l'alternanza dello Yin e dello Yang, di vuoto e pieno; alternanza che permette all’uomo di entrare in unione con l'universo.

Le arti marziali morbide non mirano semplicemente ad allenare il corpo, ma anche a infondere forza mentale e spirituale attraverso il movimento fisico. Praticando queste discipline è possibile riscoprire il nostro vero “io naturale” e imparare a muoverci, respirare e percepire come facevamo allo stato di massima purezza, quando siamo venuti al mondo.

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