Dott. Bruno Maietta - PSICOLOGIA

Dott. Bruno Maietta
Psicologo – Psicoterapeuta - Terapia energetica

 

ATTACCHI DI PANICO

L'attacco di panico è una crisi d'ansia estrema, sconvolgente, che comporta i sintomi fisici e psichici dell'ansia al massimo dell'intensità, fino a provocare la paura di morire, di impazzire o di perdere il controllo, la depersonalizzazione (sentirsi come estraneo a se stesso o come distaccato da sé, come un automa, ecc.), la derealizzazione (vivere la realtà esterna come strana, irreale). L'attacco di panico può essere provocato da cause psichiatriche o non psichiatriche e colpisce improvvisamente soggetti apparentemente sani e non necessariamente in situazioni di stress.

La caratteristica essenziale di un Attacco di Panico è un periodo preciso di intensa paura o disagio accompagnati da almeno quattro dei seguenti sintomi somatici o cognitivi (palpitazioni, sudorazione, tremori, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolori al petto, nausea o disturbi addominali, sensazione di sbandamento o di instabilità, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere in controllo o di impazzire, paura di morire, parestesie, brividi o vampate di calore).

A volte gli attacchi di panico si manifestano in modo più lieve, sono i cosiddetti attacchi paucisintomatici, molto comuni negli individui con Disturbo di Panico. Sono degli attacchi in cui si manifestano meno di quattro sintomi tra quello descritti sopra, senza esplodere in un vero attacco. Comunque, la maggior parte degli individui con attacchi paucisintomatici hanno avuto Attacchi di Panico completi in qualche momento, nel corso del disturbo. Il soggetto colpito ha un’intensa paura e pensa di essere in procinto di morire. Quando, però, gli attacchi diventano ricorrenti, la paura di morire tende a diminuire di intensità.

L’ansia caratteristica di un Attacco di Panico si differenzia dall’ansia generalizzata per la sua natura intermittente e la gravità tipicamente maggiore. Gli Attacchi di Panico si manifestano in una varietà di Disturbi d’Ansia (Disturbo di Panico, Fobia sociale, Fobia specifica, Agorafobia, Disturbo Post-traumatico da Stress).

Il DSM-IV classifica il Disturbo di Panico, caratterizzato dalla presenza di Attacchi di Panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente di avere un altro Attacco, preoccupazione sulle possibili implicazioni o conseguenze degli Attacchi di Panico. Sono più comuni gli Attacchi di Panico inaspettati, non associati a particolari stimoli o situazioni, mentre sono meno comuni gli Attacchi di Panico Situazionali, cioè quelli che si manifestano quasi invariabilmente e immediatamente all’esposizione ad uno stimolo situazionale.

La frequenza e la gravità degli Attacchi di Panico varia ampiamente: alcuni individui presentano attacchi moderatamente frequenti (per es. una volta a settimana) che si manifestano regolarmente per mesi; altri riferiscono brevi serie di attacchi più frequenti (per es. quotidianamente per una settimana) intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti (per es. due ogni mese) per molti anni. La persona colpita si preoccupa delle possibili implicazioni degli Attacchi di Panico e cambia, di conseguenza, il proprio comportamento, principalmente evitando le situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.

Il primo Attacco di Panico è generalmente inaspettato, cioè si manifesta come “un fulmine a ciel sereno”, per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso. Per la diagnosi sono richiesti almeno due Attacchi di Panico inaspettati, ma la maggior parte degli individui ne hanno molti di più.

Al Disturbo di Panico si associano generalmente altre manifestazioni e disturbi. Spesso, specialmente in coloro ai quali in Disturbo e stato male diagnosticato o non trattato, c’è la convinzione di avere una malattia nascosta e pericolosa per la vita, che può condurre ad un’ansia cronica debilitante e ad eccessive visite presso i presidi ospedalieri. Il più delle volte essi temono la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es. cardiopatia, epilessia) e nonostante i ripetuti esami medici con esiti negativi e le rassicurazioni che ricevono continuamente, possono rimanere impauriti e convinti di essere continuamente in pericolo di vita. Questa condizione può essere distruttiva dal punto di vista emozionale e finanziaria. Altri sono convinti che gli Attacchi di Panico indichino che stanno “impazzendo”, che stanno perdendo il controllo o che sono diventati emotivamente deboli. La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate allo sviluppo di condotte di evitamento che possono determinare una vera e propria agorafobia, nel qual caso viene diagnosticato “Disturbo di Panico con Agorafobia”.

Questo disturbo può comportare la rottura di importanti relazioni interpersonali, con conseguente demoralizzazione, scoraggiamento, vergogna, infelicità.

Negli individui con Disturbo di Panico si manifesta frequentemente (50%-65%) anche il Disturbo Depressivo Maggiore. Spesso chi soffre di Attacchi di Panico cerca di calmare la propria ansia con l’assunzione di alcool e farmaci, sviluppando, di conseguenza, anche un Disturbo Correlato a Sostanze. E’ molto comune anche l’associazione con altri Disturbi d’Ansia, specialmente l’Agorafobia (15%-30%), il Disturbo Ossessivo Compulsivo (8%-10%), la Fobia Specifica (10%-20%).

Con le sue manifestazioni incentrate sul corpo (sudorazione, tachicardia, senso di soffocamento, ecc.) l'attacco di panico rappresenta, quindi, l'espressione di un pericolo imminente: il panico è il campanello d'allarme di questo fantasmatico pericolo, di questa paura invasiva generalizzata di cui non se ne capisce l'origine e tanto meno il motivo.

Nella nostra epoca e nella cultura in cui siamo inseriti, l’Attacco di Panico è un sintomo in forte aumento, soprattutto fra i giovani. Siamo continuamente bombardati da fatti e notizie per nulla rassicuranti e sono proprio i giovani ad essere i più esposti. Essi si ritrovano immersi in un “giungla” piena di pericoli, nella quale devono inserirsi per realizzare le loro aspirazioni come lavoratori, partner, genitori. Ma, in tempi come quelli attuali, “volare fuori dal nido” costituisce, per i giovani, motivo di forte ansia e preoccupazione. Ecco perché vediamo che i tempi di permanenza nell’ambito della famiglia di origine si prolungano per molti anni rispetto a quanto accadeva negli anni passati.

E’ pur vero che non vanno sottovalutate le difficoltà logistiche che essi incontrano nel momento in cui scelgono di lasciare la casa dei genitori, ma anche là dove tali difficoltà non sussistono, i nostri giovani fanno molta fatica a pensarsi autonomi ed ad assumere su loro stessi le responsabilità che l'autonomia stessa comporta. Se da un lato l'ambiente esterno viene presentato ai giovani come pericoloso, incerto, con poche prospettive; parallelamente l'ambito familiare si sta abituando alla presenza dei figli in casa, anche per tempi molto lunghi, giustificata proprio dalle incertezze e dalle difficoltà sociali. Ma a voler meglio indagare, senza nulla togliere a queste ragioni reali e concrete, spesso la presenza dei figli consente ai genitori di coltivare una immaginaria staticità, un limbo al di fuori del tempo che permette di posticipare, per la madre, la fine della sua funzione, e per il padre, un ritardo dell'idea di invecchiamento. Come un desiderio di ritardare per quanto più è possibile la sindrome del “nido vuoto” .

Questi inconsci desideri genitoriali hanno un grosso peso sul naturale desiderio di autonomia dei figli che, anche se per certi versi sono critici nei confronti dei genitori, sentono e vivono con estrema paura i loro pensieri di autonomia e di distacco. L'attacco di panico potrebbe, in questo senso, rappresentare questa duplicità, questo conflitto tra la spinta verso l’autonomia, verso un’identità responsabile da un lato e la paura delle inevitabili difficoltà cui andrà incontro e delle eventuali incapacità ad assumere queste responsabilità dall’altro.

Riepilogando possiamo dire che i sintomi dell’Attacco di panico, come descrizione, sono simili a quelli dell’ansia, sono solo esagerati, portati all'eccesso estremo, tanto da sconvolgere pesantemente chi li subisce. Essi sono rappresentati da una improvvisa paura o terrore, da una sensazione di morte improvvisa o di perdita del controllo delle proprie idee e azioni. A livello generale si tratta di sintomi che contribuiscono ad allarmare la persona che ne è colpita, in particolare la tachicardia, la dispnea, le vertigini, le vampate di calore, i brividi di freddo, i tremori, la sudorazione. Negli attacchi più gravi il soggetto può perdere il contatto con la realtà (derealizzazione), come se vivesse in una realtà nuova, oppure può avere la sensazione di essere una persona diversa, di non riconoscersi più (depersonalizzazione). La sintomatologia acuta dura da 15 a 30 minuti. L'attacco di panico lascia nel soggetto una paura di fondo che, se non risolta in tempo, può dar luogo a una sequela di fobie, la più frequente delle quali, come accennavamo prima, é l'agorafobia (paura degli spazi aperti), fino alle forme più gravi di auto-isolamento e demoralizzazione.

Epidemiologia e evoluzione

Attacchi di panico sporadici e di lieve entità o pseudo-attacchi in condizioni di stress particolari colpiscono il 30-35% della popolazione, prevalentemente giovanile. I veri attacchi di panico di interesse clinico colpiscono il 2-3% della popolazione con una particolare prevalenza nei giovani dai 25 ai 30 anni (con una frequenza maggiore nelle femmine) proprio perché in questo periodo della vita ogni individuo pone le basi per quella che sarà la sua vita familiare e lavorativa. Gli attacchi di panico, se non tempestivamente curati, possono quindi condizionare definitivamente il futuro di chi ne è colpito. La ripetizione di attacchi di panico comporta la strutturazione graduale di una serie di limitazioni: dapprima il soggetto tenderà ad evitare luoghi e situazioni nelle quali teme possa ripresentarsi un attacco (come guidare, frequentare un supermercato, usare l'ascensore); successivamente va in crisi se si trova in mezzo alla folla, se deve attraversare un ponte o una galleria, se deve viaggiare in aereo; poi avrà paura di attraversare la strada, degli spazi aperti (agorafobia), fino a ridurre la propria esistenza tra le mura domestiche.

Negli ultimi dieci anni, per far fronte a questo tipo di disagio, si sono messe a punto numerose strategie, sia farmacologiche (che hanno soprattutto lo scopo di curare la parte fisica meccanica dell'uomo) sia psicoterapeutiche (che si concentrano sul rilassamento e la consapevolezza del “qui e ora”, con lo scopo principale di curare l’aspetto mentale ed emotivo).

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